.
I miti del XX secolo

Berlino

 

Leningrado

 

Maribor

 

Genova

 

Milano

 

 

Il presente storico dell'uomo è una costante costruzione di nuovi miti che vengono a stratificarsi dialetticamente con quelli vecchi. Attraverso i miti noi uomini oggettiviamo e diamo un senso alla realtà che ci circonda. Miti che si sostanziano in una serie di linguaggi attarverso i quali il senso sembra formarsi ai nostri occhi.

Eppure il mito è sostanzialmente forma e non senso, questo perché il mito per essere mito deve perdere il contatto con il significante che lo ha generato per trasformarsi in qualche cosa di radicalmente diverso. Una immagine perde il suo carattere di immagine e viene a comprendere altri significati slegati con la loro funzione originaria

Nel corso di questi ultimi dieci anni, ovvero da dopo la caduta del muro di Berlino, i miti che oggettivano il nostro quotidiano sono nati e morti con ritmi senza precedenti. La nostra realtà, il nostro pensiero, fatica a seguire questo ritmo perverso di significazione che tende quindi a essere sublimato attraverso la paura.

Quello che è successo ieri diviene oggi preistoria, la memoria è totalmente impegnata nel presente. Mi sento di affermare che il mito del XXI secolo è l'angoscia. L'unica dimensione a essere veramente vissuta oggi è quella del presente. Il passato diventa automaticamente ideologia per poi essere rapidamente rimosso per lasciare nuovi racconti, a nuovi miti.

Il futuro per la prima volta nella storia del genere umano non è più visto come una via di sviluppo che migliorerà la nostra vita In questa mostra cercherò quindi di ripercorrere, attraverso cinque momenti del nostro passato recente, la costruzione e ricostruzione del mito a partire da quel giorno in cui la bandiera rossa venne ammainata dal Cremlino.

A partire da quel 25 dicembre 1991sarebbe dovuta iniziare una nuova èra di felicità e prosperità fino a quando, oggi, ci viene chiesto di abituarci a vivere in un contesto di guerra continua contro un nemico fantasma.